26/11/2011

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le cicatrici silenziose.
le idiosincrasie dei sopravvissuti.
mi è rimasto solo un occhio per la bellezza.
prenditelo, perdio.

13/10/2011

allesverloren

 ovvero:

I don't know where we went wrong, but the feeling's gone, and I just can't get it back

 

Sarà strano

sapere infine che non poteva andare avanti in eterno,

con quella vocina a ripeterci senza tregua

che nulla cambierà,

 

e ricordare pure,

perché a quel tempo sarà tutto finito, com’erano

le cose, e come abbiamo buttato via il tempo, come se

non ci fosse niente da fare,

 

quando, in un lampo

il clima cambiò, e l’aria sublime si fece

insopportabilmente pesante, il vento sorprendentemente

taciturno e le nostre città cenere,

 

e sapere pure,

cosa mai sospettata, che era qualcosa come l’estate

al sommo della maestosità tranne che le notti erano più calde

e le nuvole parevano emanare luce,

 

e perfino allora,

perché non saremo molto cambiati, chiederci

che ne sarà delle cose, e chi rimarrà a ripetere

tutto daccapo,

 

e chissà come cercare,

ma tuttora incapaci, di sapere cosa davvero

sia andato per il verso del tutto sbagliato, o perché sia che

stiamo morendo.

 

Mark Strand, A vacanza davvero finita (1964)

 

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11/10/2011

fai la brava, and so do I.


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mastico le note di fondo di un luna park chiuso da tempo. mi distraggo con una passione inguaribile per la decadenza. digerisco i postumi dell’aborto di un corpo a corpo. mi interrogo sul costo umano delle calamite. siamo persone orribili, hai detto. sapremmo affogare la bellezza nella tazza di un cesso anonimo. faremmo a pezzi anche l’urna del camino se solo ci chiudessero in una stanza. incontrarsi non è una brutta cosa, dopotutto. dipende da chi incontri.

06/10/2011

si scrive sempre lo stesso libro.


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sei la mia causa persa, il mio massacro privato, il mio bagno di sangue.

sei il mio buco nero, il mio pozzo senza fondo, la mia rupe tarpea.

sei il mio chiodo fisso, il mio specchio convesso, il mio conto in rosso.

sei il lamento di un binario unico, fatiscente, infinito.

io che volevo perdonare non riesco a perdonarmi. io che temevo per scaramanzia ho realizzato con orrore. ora

cerco fili di decenza per ricucire dignità. ma la bruttezza è più forte di me e delle mie cornee incrinate. continua a vincere lei, ogni giorno.

mi si carieranno i denti a forza di masticare odio. conati concentrici partiranno dallo stomaco per parlare d’assenza. con chiunque.

guardo all’anamour come a una liberazione. come uscire da stoccolma, come sanguinare sorridendo a tregua firmata.

guarisco. sì, io guarisco. questa volta guarisco, ma la prossima?

 

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11/08/2011

ain't no grave

«il peso svincolato dell'angoscia piangilo tutto». nelly sachs

 

pain,home,johnny cash

la casa brucia. ringrazia il cielo di non essere ancora là dentro. e non badare alle iene che si accoppiano alla fine del buio. forse non ci sono neanche. adesso puoi scegliere. puoi camminare fino alla strada, attraverso il bosco, o rimanere sul vialetto a guardare il fumo che fa la credenza. è che il fuoco è bello, riscalda di rabbia, immobilizza il dolore, fa lacrimare gli occhi, tiene le guance accese. suona. la notte no. la notte non ti regala niente, non ti assolve. non ti indica il cammino, non ti risponde quando le chiedi se è il momento di farla finita. se te ne vai, sì che perderai tutto. buon viaggio.


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11/01/2011

grumi di dolore e brioche a metà

“ed è solo adesso, quando nella fabbricazione della nostra notte le stelle esplodono nel nero, che alla fine delle parole comincia il pianto”.

giorgio vasta, il tempo materiale

 

 

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scriverò d’amore e di lance e di botte e di cocci. scriverò di occhi e di stomaci, di lacrime e di vomito. scriverò di colpevoli, di innocenti, di vittime, di amanti. dolenti, tutti, troppo. dannosi, tutti, troppo. testardi a inseguire insicurezze che lasciano indietro il fiato e spezzano le gambe, che danno l’illusione del cammino e inchiodano allo specchio. là fuori l’odio brucia nei bidoni, sotto la pioggia, intiepidisce le ossa nude e rende l’aria irrespirabile. dentro si affoga salendo scale senza fine solo per provare a buttarsi di sotto. ma quand’è che ci siamo persi? e quand’è che ci siamo incontrati?

09/09/2009

tutti morimmo a stento

 

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quanto ci piace sbagliare. e andare a sbattere e prendere la vita sui denti e cercare lo scivolo e camminare scalzi dove le pietre sono aguzze. lo sai, mi piace il rumore del colpo, la scia dello strappo, il colore del taglio. dopo scopro i lividi, lecco gli squarci. ci guardo dentro, li ricucio. o li allargo, ci infilo la testa, li uso come nascondiglio per non essere vista. solo gli occhi fuori, pronti a puntare un altro peccato, a rifarlo di nuovo. per terra c’è sangue e sale e bende ormai secche. è un segno. si ricomincia.

 


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03/08/2009

ritorni

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I'll tell you all my secrets
But I lie about my past
So send me off to bed forever more.

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diciamo che la rabbia è la stessa. che la spugna è secca e non tiri via neanche le briciole. che il pisello sotto il materasso si sente ancora come uno spillo. forse quando sei per mare semplicemente non ci pensi. raschi la ruggine, ramazzi il ponte, scaldi due scatolette e il tempo non ti trova. poi arrivi al vieux port e scopri che devi restarci fino a data da destinarsi. all’inizio sembra un rigurgito. quello che eri ti chiede udienza e in bocca sa di mai risolto, di conti aperti, di amori abbandonati, di figli perduti, di sangue marcio. avresti dovuto imparare e invece hai buttato via. sbattuto porte invece di chiamare operai. cercato alberghi invece di tornare a casa. ma tu odi guardarti allo specchio e vedere qualcosa. odi i morti che non soffrono e hanno tutte le risposte. odi il guardiano del porto che non fa passare le puttane. e allora pazienza se non hai salutato tutti. penso proprio che ripartirai. certo che ripartirai.

28/10/2008

i'm not there


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l’ultimo banco è un’arte. non è questione di arrivare prima degli altri, di far valere l’anzianità, di ricordare le consuetudini. l’ultimo banco ce l’hai scritto in faccia. negli occhi pesti del lunedì, nella corazza di rabbia sibilata, nel mondo dentro che suona per cazzi suoi, negli amori fuori, fuoco e rumore. dalle 8 di questa mattina il mio progetto è sopravvivere, ad oggi prima di tutto, e aggirare le rotture di coglioni. telefonate? preferirei di no. commissioni? magari un’altra volta. interrogazioni? non sono preparato. ho sognato topi tutta la notte e non mi hanno predisposto ai rapporti umani. ho anche dimenticato a casa le cicche. sono qui, ultimo banco. non contate su di me.

11/10/2008

facebook

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«A questo punto / cercate di non rompermi i coglioni / anche da morto. / È un innato modo di fare / questo mio non accettare / di esistere. / Non state a riesumarmi dunque / con la forza delle vostre incertezze / o piuttosto a giustificarvi / che chi si ammazza è un vigliacco: / a creare progettare ed approvare / la propria morte ci vuole coraggio!».

salvatore toma, maglie 1951-1987

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questo muro di facce sorridenti, francamente, mi inquieta. ammiccano promettendo relazione, ma con la bocca chiusa e le mani dietro la schiena. riemergono da un dubbio passato, riverniciati (e riverniciandolo) per l’occasione, e ti schizzano dandoti del tu e non usando il congiuntivo. per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali. né organizzare rendez vous di rimpatrio tra coscritti. ma quando capita di incontrare l’unica donna di cui ti sei davvero innamorata, ci vai vicino. felice che tu mi abbia scovato. non dirlo a me. progetti? sopravvivere al fine settimana. lavoro? preferirei di no. lingue? sei ironico? quanti sogni sulle tue tette, quanto veleno ingoiato fissandovi negli occhi e ascoltando le vostre parole messe a caso e con tanto entusiasmo. non son certa di chi cercassi, ma credo tu abbia vinto. già.