09/09/2009

tutti morimmo a stento

 

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quanto ci piace sbagliare. e andare a sbattere e prendere la vita sui denti e cercare lo scivolo e camminare scalzi dove le pietre sono aguzze. lo sai, mi piace il rumore del colpo, la scia dello strappo, il colore del taglio. dopo scopro i lividi, lecco gli squarci. ci guardo dentro, li ricucio. o li allargo, ci infilo la testa, li uso come nascondiglio per non essere vista. solo gli occhi fuori, pronti a puntare un altro peccato, a rifarlo di nuovo. per terra c’è sangue e sale e bende ormai secche. è un segno. si ricomincia.

 


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03/08/2009

ritorni

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I'll tell you all my secrets
But I lie about my past
So send me off to bed forever more.

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diciamo che la rabbia è la stessa. che la spugna è secca e non tiri via neanche le briciole. che il pisello sotto il materasso si sente ancora come uno spillo. forse quando sei per mare semplicemente non ci pensi. raschi la ruggine, ramazzi il ponte, scaldi due scatolette e il tempo non ti trova. poi arrivi al vieux port e scopri che devi restarci fino a data da destinarsi. all’inizio sembra un rigurgito. quello che eri ti chiede udienza e in bocca sa di mai risolto, di conti aperti, di amori abbandonati, di figli perduti, di sangue marcio. avresti dovuto imparare e invece hai buttato via. sbattuto porte invece di chiamare operai. cercato alberghi invece di tornare a casa. ma tu odi guardarti allo specchio e vedere qualcosa. odi i morti che non soffrono e hanno tutte le risposte. odi il guardiano del porto che non fa passare le puttane. e allora pazienza se non hai salutato tutti. penso proprio che ripartirai. certo che ripartirai.

28/10/2008

i'm not there


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l’ultimo banco è un’arte. non è questione di arrivare prima degli altri, di far valere l’anzianità, di ricordare le consuetudini. l’ultimo banco ce l’hai scritto in faccia. negli occhi pesti del lunedì, nella corazza di rabbia sibilata, nel mondo dentro che suona per cazzi suoi, negli amori fuori, fuoco e rumore. dalle 8 di questa mattina il mio progetto è sopravvivere, ad oggi prima di tutto, e aggirare le rotture di coglioni. telefonate? preferirei di no. commissioni? magari un’altra volta. interrogazioni? non sono preparato. ho sognato topi tutta la notte e non mi hanno predisposto ai rapporti umani. ho anche dimenticato a casa le cicche. sono qui, ultimo banco. non contate su di me.

08:29 Scritto da : she_honey in io | Link permanente | Commenti (16) | Segnala | Tag: lunedì | OKNOtizie |  Facebook

11/10/2008

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«A questo punto / cercate di non rompermi i coglioni / anche da morto. / È un innato modo di fare / questo mio non accettare / di esistere. / Non state a riesumarmi dunque / con la forza delle vostre incertezze / o piuttosto a giustificarvi / che chi si ammazza è un vigliacco: / a creare progettare ed approvare / la propria morte ci vuole coraggio!».

salvatore toma, maglie 1951-1987

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questo muro di facce sorridenti, francamente, mi inquieta. ammiccano promettendo relazione, ma con la bocca chiusa e le mani dietro la schiena. riemergono da un dubbio passato, riverniciati (e riverniciandolo) per l’occasione, e ti schizzano dandoti del tu e non usando il congiuntivo. per fortuna il mio razzismo non mi fa guardare quei programmi demenziali con tribune elettorali. né organizzare rendez vous di rimpatrio tra coscritti. ma quando capita di incontrare l’unica donna di cui ti sei davvero innamorata, ci vai vicino. felice che tu mi abbia scovato. non dirlo a me. progetti? sopravvivere al fine settimana. lavoro? preferirei di no. lingue? sei ironico? quanti sogni sulle tue tette, quanto veleno ingoiato fissandovi negli occhi e ascoltando le vostre parole messe a caso e con tanto entusiasmo. non son certa di chi cercassi, ma credo tu abbia vinto. già.

21/09/2008

his game was survivin'

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bisogna esserci passati per avere un’idea di un tale incubo.. bisogna ch’esso vi sia entrato, attraverso le budella, fin dentro lo stomaco.. m’imbatto spesso, oggi, in gente indignata che protesta.. non son che dei poveri coglioncelli.. dei colleguzzi meschini, dei falliti gaudenti.. è la rivolta degli impifferati.. niente di pagato, tutto gratuito.. veri bischeri, nient’altro.. la loro protesta mica vien da nulla di serio.. dal liceo forse.. è chiacchiera, è vento. l’odio vero, quello vien dal profondo, vien dalla giovinezza persa nello sgobbo senza difesa. ohei, ma un odio da farti schiattare. di così profondo ne avevamo sempre tanto da restarne un po’ dovunque. ne pioverà sulla terra quanto basta per avvelenarla, per innalzarsi molto al di sopra di ogni carognata, fra dei morti, fra gli uomini.

céline_mort à crédit_1952

13/09/2008

be for real

potresti raccontar cose piacevoli… di quando in quando… non c’è sempre sudiciume nella vita…

 

are you back in my life to stay

or is it just for today

oh that you’re gonna need me?

(I don’t give a damn abouth the truth, baby

except for the naked truth)

 

 

03/09/2008

che male che fa

 

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diffidate degli eroi della rivoluzione. in prima linea hanno teste alte e sguardi illuminati. hanno bocche feconde, partigiani della verità e della poesia. hanno gambe svelte, resistenti alla banalità del sistema e al conformismo dei sudditi. ma in trincea ti spiano quando vai a pisciare dietro i cespugli, guardano altrove quando racconti intorno al fuoco, non ti passano la baionetta. ingoiano elogi senza ringraziare e dormono da soli in tende prima classe, ramazzate per l’occasione. diffidate dei loro comizi altezzosi, delle azioni straordinarie, degli sguardi che scendono dal pulpito. i giudizi che inchiodano sono solo piccole vendette della serva. gli attacchi gratuiti sono l’unico modo che conoscono per guadagnarsi il pane. si proclamano avanguardie. e allora guardate avanti, una buona volta, e andate. rischiatelo davvero questo culo. e non parliamone più.

 

 

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27/08/2008

tuiru

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troppo sola sono stata per apparire gentile. troppa rabbia masticata per ruttare parole buone. non ho simpatia per le gabbie dorate, preferisco combattere sotto riflettori sudati e poi asciugarmi dagli sputi e dagli applausi. niente premio, si lotta da soli e per sé. e risalgo la vita all’indietro, a cercare dejavu, a raccogliere i frantumi dello specchio, a unire i puntini da 1 a 28. qualcuno rimane fuori, come sempre, ma la figura viene lo stesso. mi faccio da sola tutti i giorni, perdo le tracce per ritrovarmi. leggo il mio nome accanto a quello di vecchi sopravvissuti, sradicati e forse sconfitti. vecchi che ritroviamo un motivo di essere solo nella lotta. ma, alla fine dei conti, qual è la differenza tra la faccia che spinge il passeggino e le mani di chi tiene la guardia alta, anche a tavola? si è comunque (comunque) fuori di sé. andati via, o non ancora arrivati.

23/07/2008

inguaribile

ovvero: tu sei la mia ricaduta.


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ho seminato vento, per anni, e qualcosa mi dice che queste sulla faccia sono le prime gocce. rare ma rumorose, toccano terra con un tonfo e schizzano le caviglie. il cielo ha un colore indeciso, l’aria è debole, la strada si nasconde. gli occhi bruciano di notti sbagliate, di incubi combattuti con la luce accesa, di troppi liquidi fuoripasto illudendosi che servisse. provo a prenderti. affogo il tempo, tengo la voce bassa e litigo per distrarmi. sogno di dire alla gente tutto quello che penso, ma prima di riuscire a farlo sparo alle sagome. troppo presto, cazzo, ho perso il dispiacere di una chiacchierata e un’altra occasione buona per sfogare le nocche. che il sacco funziona appeso, steso no. sarà la noia, anche questa volta, a farmi trovare un cancello nel buio, a farmelo aprire, ad aspettare l’alba insieme a me. ci arriverò fradicia e mi asciugherò senza spogliarmi. ricomincia a sorridere, honey, gioca col cattivo e fallo vincere. ti ringrazierà per avergli prestato l’ombrello e per esserti innamorata di lui.

24/06/2008

touching from a distance


It’s hard to hold the hand of anyone who is reaching for the sky just to surrender (LC)

ossa marinate nell’alcol, bocche innaffiate di fiele, fegati marci di rabbia. l’odore di morte lo senti a chilometri. è così che vi siete riconosciuti, annusandovi da torri diverse. entrambi licenziati dal guardiano del faro e comunque rimasti lì, a sabotare le rotte, ad annunciare l’abisso ai naviganti. in metropolitana o al mercato provate a confondervi, ma io vi ho visti. lì, dietro al palo. accomunati dal jetlag del deserto, sporchi della polvere del confine, gli occhi pesti dalla sbornia presa al bar dell’aeroporto. in volo davano il film su joe strummer e non si poteva non bere alla salute di uno nato incazzato e morto felice, alla vigilia di natale. nella città d’arte in stato d’assedio eravate gli unici non in ciabatte. gli unici a finire il pranzo all’aperto col whisky al posto del cappuccino. ero al tavolo accanto ma ho fatto finta di niente. e ho ordinato un caffè.

 

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“I told you when I came I was a stranger”. It’s you my love, you who are the stranger.

 

 

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